Pascoli: il film
Il 13 gennaio su Rai1 verrà trasmesso Zvanì il film su Giovanni Pascoli **
Per farmi promemoria pubblico un piccolo libretto con copertina di stoffa che avevo illustrato sulla traccia della sua bella poesia dedicata ad un bambino realmente esistito (nell'ultima foto il "vero" Valentino che viveva a Castelvecchio con la sua famiglia)
Oh, Valentino
Oh Valentino vestito di nuovo
Come le brocche dei biancospini
Solo, ai piedini provati dal rovo
Porti la pelle dei tuoi piedini
Porti le scarpe che mamma ti fece
Non le mutasti mai da quel dì
Che non costavano un picciolo
Invece costa l'abito che ti cucì
Costa; che mamma già tutto ci spese
Quel tintinnante salvadanaio
Ora esso è vuoto
E cantó più di un mese
Per riempirlo tutto il pollaio
Pensa, a gennaio che il fuoco del ciocco
Non ti bastava, tremavi, ahimè
E le galline cantavano
Un cocco! Ecco ecco un cocco un cocco per te
Poi, le galline chiocciarono
E venne marzo
E tu, magro contadinello rimasti a mezzo,
Così con le penne e i piedi nudi
Come un uccello
Come l'uccello venuto dal mare,
Che tra il ciliegio salta e non sa
Ch'oltre il beccare, il cantare, l'amare
Ci sia qualc'altra felicità
Guarda i trailer del film Zvanì su raiplay:
**P.S. alcuni appunti a posteriori, dopo aver visto il film (consigliare qualcosa a priori è sempre un rischio).
Ci sono cose che mi sono piaciute molto ed altre un po' meno:
bella la fotografia, la recitazione, gli abiti di scena e l'ambientazione anche la scelta dello svolgersi sul treno che portava le spoglie a Barga (tutto questo meriterebbe un premio).
Non ho apprezzato la sottolineatura al presunto affetto morboso tra i fratelli perché a quel tempo era molto frequente che fratelli non sposati vivessero insieme; la vicenda umana e tragica della famiglia ha fatto ambire a trovare quel nido familiare perduto in così giovane età e Pascoli si è sentito in debito di ricostruirlo con le sorelle più piccole. L'avversione verso il marito di Ida è ben spiegata dalle pretese economiche. Capisco anche Ida che si è voluta allontanare (penso più perché non andasse d'accordo con la sorella che per questo "amore" sofferto verso il fratello).
Insomma trovo queste dicerie morbose un di più di cui si poteva fare a meno.
Ho apprezzato che comunque il tema è stato trattato con delicatezza, un accenno forse lasciato più a chi lo legge che a fatti concreti.
Il film mi ha comunque arricchito di aspetti del Pascoli che ancora non conoscevo tra i quali la vicinanza a Andrea Costa, gli avvenimenti politici e sociali della realtà romagnola, il suo arresto e la conseguente ripresa degli studi (menomale!), il fatto che tutto si è acquietato con la scelta di Costa di abbandonare l'insurrezione per lavorare nelle Istituzioni. Capisco anche il perché dell'adesione di Pascoli alle teorie anarchiche dato che ha subito un'ingiustizia non sanata da alcun processo. Infine il fatto che "le scarpe strette" siano state veicolo per fare emergere il sentirsi a tratti in una situazione per lui troppo poco libera ma accettata per senso del dovere.
Per tirare le somme il film in generale mi è piaciuto anche se non avrei sottolineato l'aspetto morboso che comunque circola come discorso in certi ambienti e forse il regista si è trovato "costretto" a riferire








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